Agnello
Copertina di Agnello
Ho
la fortuna di conoscere gli Agnello personalmente. Questo potrebbe
fare del mio punto di vista uno sguardo assolutamente di parte, ma
questo gruppo famoso a Palermo non ha bisogno di smorfiose
rimostranze: parla da solo attraverso, soprattutto, la meravigliosa
voce di Manfredi Agnello.
Per
la casa discografica bolognese Garrincha è stato pubblicato il loro
primo ep formato da cinque brani pubblicati singolarmente tra il 2017
e il 2019, ognuno dei quali con video che potrete trovare facilmente
sul web e di cui consiglio vivamente la visione.
L’ascolto,
oltre a consigliarlo, lo reputo necessario, soprattutto in cuffia: è
questo il modo in cui si riescono ad ascoltare le più sottili
sfumature non solo della composizione armonica di questi splendidi
musicisti, ma della voce dolcissima di Manfredi che porta ogni
canzone a vivere una vita assolutamente propria e compiuta in sé,
senza effettivamente la necessità di vivere all’interno di un ep,
composto (giustamente) comunque.
Quest’ultimo,
nel suo insieme, sembra abbia un sotteso importante, dichiarato al
pubblico tramite ogni sua nota: essere la perfetta prosecuzione della
migliore tradizione cantautoriale italiana nelle sue più ampie
manifestazioni e ramificazioni.
L’ep
inizia con il brano IL MINOTAURO [2019] (che dà anche il nome al
disco), un brano che non solo al primo ascolto ci riporta ad una
rielaborazione contemporanea di autori come Ivan Graziani: non serve
altro che una chitarra, una voce (a tratti doppiata in se stessa) e
un piccolo coro vocale.
L’uso
di cori è frequente nei brani degli Agnello. Nella seconda traccia
dell’ep, MARTA [2018] i cori e le voci ci ricordano i ritmi
mantrici di autori quali Dente (di cui certamente Manfredi Agnello ha
fatto grande ascolto per la composizione di tutti i pezzi).
Tendenzialmente diffido dei cantautori che parlano sempre d’amore,
come se fosse la tematica principale quando non si sa di cos’altro
parlare e sentire, ma Manfredi ci spezza il cuore nella ripetizione
delle frasi e nell’iniziale “e muore la voglia di far male a te”:
quel TE ci inchioda alla sedia e ci rende la pelle puntinata e
spinata dall’emozione da un piccolo tremore vocale. Musicalmente è
un brano pieno, corposo nella sua delicatezza, figlia della migliore
musica indie degli ultimi dieci anni, il cui apice e la migliore
espressione è l’ultimo brano dell’ep, SULLA SDRAIO [2018], in
ft. con Nicolò Carnesi.
Il
brano inizia quasi banalmente, con fragranze profumate e primaverili
che esplode durante il primo ritornello e si impone con il cambio di
suono della tastiera che ci riporta immancabilmente in una dimensione
quasi atemporale di rimandi presenti e passati, quasi fossimo
nell’estate fresca del regista Guadagnino in “Chiamami col tuo
nome” (canzone potenzialmente perfetta per la colonna sonora di
quel film, insieme alle note classiche e a Loredana Bertè che canta
gracchiante).
Questa
dimensione di passaggio di atemporalità lo ritroviamo nel brano
centrale TUTTO QUESTO PENARE [2017], una ballata rock ‘n roll che
ci fa audacemente muovere sulle disgrazie narrate.
In
ultimo il penultimo brano, CASA TUA [2017], canzone stridente di
non-amore.
Questo
ep, nella sua interezza, è al contempo coeso e spezzato. Ne invito
all’ascolto perché a mio parere gli Agnello si confermano uno dei
gruppi più eterogenei nel proprio comporsi e, proprio per questo,
interessanti, da ogni punto di vista si possa ascoltarlo.
Tracklist
Il Minotauro (2019)
Marta (2018)
Tutto questo penare (2017)
Casa tua (2017)
Sulla sdraio (2018)