Conversazione sulle transizioni
Ezra e Matilde sulle “Transizioni” di Pajtim Statovci
Copertina di Le transizioni di Pajtim Statovci
Matilde: Perché il titolo ci dà fastidio secondo te?
Ezra: Perché non è il tema centrale del libro e il titolo Le transizioni richiami a qualcosa che ha un certo ruolo politico adesso, ma il libro tratta solo tangenzialmente di queste transizioni e neanche in una maniera che a me è piaciuta tanto.
M: E il libro ti è piaciuto?
E: Non ho capito se mi è piaciuto perché in qualche modo normalizza la questione di genere come parte della persona che non è costante e viene restituita nella persona in fasi diverse, o se invece la questione di genere e parte di un “mentire” perché tutto il libro gira intorno al mentire.
M: Gira intorno al mentire e alla patologizzazione per cui necessariamente se fai transizione è perché hai una patologia
E: Esatto
M: Questo è l’aspetto che più non mi ha convinto del libro. Devo dire che da un punto di vista narrativo mi ha convinta; il libro per me è raccontato bene, ha una struttura convincente. Non è convincente invece come parla della transizione perché sta dando un’idea chiara di come la transizione sia necessariamente una patologizzazione in cui tu sei talmente tanto confus* su te stess* che sei portat* a mentire in continuazione.
E: è addirittura molto strano che tutti i personaggi che poi questa transizione la portano a termine – e sono convinti del loro non essere cis – muoiono. Non riesco a capire un’altra cosa. Mi piace che il protagonista cambi pronomi durante il racconto, mi piace che non dica mai esplicitamente chi è: questa persona dice che non c’è né uomo né donna, ma qualcosa a metà in cui si fluttua, però al contempo abbiamo a che fare con una persona la cui narrazione sta sempre in piedi attraverso delle menzogne e deve elaborare dei traumi gravissimi e bruttissimi e sembra quasi che questa transizione sia neanche d’occasione, ma falsa. Ed è strano perché ci sono delle parti in cui dice che – e per me è molto bello trovarlo scritto – quando cominci tu a percepirti in maniera diversa in qualche modo anche il tuo corpo cambia.
M: è una frase che ho segnato anche io!
E: Questa è una cosa verissima – verissima! – totalmente irrazionale e ingiustificabile perché non si può dire a una persona trans che basta che cambi la tua autopercezione e cambierà il tuo corpo, però questa è una cosa che succede ed è bello vederlo scritto. Ma se l’unica esperienza della narrazione di sé l’abbiamo con un personaggio che si ammazza… non so… è un libro difficile.
M: Ti dico i sentimenti che ho provato. Quando ho finito il libro ero entusiasta; il giorno dopo ero arrabbiata. Chiaramente voglio sapere chi è chi scrive, ma questa sembra una storia scritta da un cishet che ha provato a immaginare un modo per normalizzare la narrazione di quelli che possono essere vari tipi di transizioni (la transizione di classe, la transizione sessuale, la transizione di genere), provando a fare un gioco immaginativo. Mi ha dato molto fastidio.
E: Sono d’accordo
M: Quello che mi risulta adesso problematico – puoi anche rispondermi male adesso – è che il tema della transizione sembra sempre caricaturale perché non si riesce mai a capire se quello che viene scritto viene scritto con consapevolezza o se viene scritto solo per dare un’informazione, per far vedere alle persone quanto “è bello” il mondo della transizione. C’è una sorta di appariscenza nel libro Le transizioni, ma non in cosa c’è scritto bensì in come è scritto. Che ne pensi di questa appariscenza?
E: Devo dire che non credo mi sia piaciuto questo libro neanche dal punto di vista narrativo (non è il mio stile) e sono d’accordo quando dici che è appariscente nella misura in cui trovo che spesso ci sia questo collegamento, questo focus, tra due poli: o si parla di quanto è bella la transizione, di quanto si stia bene a transizionare e di quanto sia importante oppure si parla di quanto si sta male a essere persone trans. C’è un libro, La mostruositrans di Filo Sottile, pubblicato da Eris edizioni: sono felice che sia uscito un libro così perché io non ce la faccio più a leggere cose che parlano di quanto si stia male a essere persone trans. Cioè, sì, è giusto denunciare, sono d’accordo che bisogna parlarne e in qualche misura saturare il discorso e dire quanto faccia schifo la violenza sulle persone trans, quanto sia dentro ancora alla nostra cultura, quanto vada destrutturata; ma mi farebbe piacere se insieme a questi discorsi ci fossero anche delle cose ragionate, non nel raccontare una storia normale di una persona trans, ma … non so neanche dire di cosa sento la mancanza, però in quanto persona non cis che non conosce nemmeno nessuna persona che ha transizionato da donna a uomo, a me mancano dei modelli. Mi mancano delle possibili normalizzazioni di discorso. Mi manca di vedere qualcuno F-to-M e che stia bene! O che sia una persona non-binary e stia bene, che la viva bene e che sia a proprio agio col suo corpo e possa avere accesso alle cose che vuole, che possa avere un certo tipo di rapporto col suo corpo; non è la stessa cosa vedere Elliot Page che fa la transizione, visto che è una persona di una classe altissima, ricchissima e che può permettersi di fare tutti gli interventi che vuole. Io non posso proprio permettermi di pensarmi così! E quindi, ecco, per me questo libro non parla di persone trans, non parla fondamentalmente della transizione.
M: Per me neanche. Per me questo libro parla di travestitismo – che non so neanche se sia la parola corretta – cioè la voglia che ha una persona di identificarsi nei panni di un’altra persona prendendo proprio “le sue cose”. Il protagonista fa questa cosa con tutti i personaggi del libro. Forse è più un’appropriazione. E lo fa perché forse è troppo difficile guardare alla propria vita e quindi si guarda all’appropriazione della vita altrui per non guardare abbastanza a se stess*.
[…]
M: Io che ho subito degli stupri mi sento una vittima. È come se ci fosse una gara a chi è più vittima. […] sembra sempre che la transizione debba essere accompagnata da un vittimismo pari a quello che accompagna le persone vittime di stupro. […] è come se si dovesse incanalare tutto nella dimensione negativa della non accettazione della violenza e dell’esclusione vittimaria. Se nello stupro non ci può essere gioia nel racconto, nella transizione può esserci. Ma non c’è. È come se si facesse una gara all’interno del movimento LGBTQ+ tra chi è più vittima e la persona a cui si debba dare più parola, di conseguenza. Non siamo abituati, nell’attuale editoria, ad una narrazione positiva. È veramente raro. Si parte sempre dal negativo: “Ho avuto un trauma per cui sono così”.
E: Sono d’accordissimo con te. Sono convinto di questa cosa ed è questo poi il grosso problema degli ambienti di sinistra che si occupano di questi temi. Insieme a questa questione del dolore, un* è tenuto a specificare sempre qual è il suo diritto di parola perché ha subito queste cose. C’è una gerarchia interna di persone che hanno sofferto più di me e hanno più diritto di parola di me. Questo in qualche misura è l’effetto non destrutturante che genera il discorso del privilegio. È una maniera secondo me di riassorbire il discorso del privilegio. Devo testimoniare per dimostrare che quei privilegi non li ho? E al contempo sentirmi in colpa per i privilegi che ho. Quando in realtà il discorso del privilegio NON è questo! Questo è soltanto un tipo di annullamento del discorso che viene da fuori, dalle dinamiche che abbiamo e che si ripetono all’interno dei movimenti e dei collettivi. Bisogna capire che cosa significa controllare il proprio privilegio quando si parla, il che non vuol dire che un* si deve sentire in colpa! Io non devo testimoniare per avere il diritto di parlare! Semplicemente si tratta di non usare la violenza!
Pajtim Statovci. Su di lui poco e niente. Riconoscimenti e la formazione. La bibliografia, naturalmente.
Le transizioni (Sellerio, 2016) [il titolo è una scelta editoriale italiana, il titolo originale è Tiranan Sydän] è un libro che tratta soprattutto della questione albanese durante gli anni ’90. Uno spaccato narrato dagli occhi di due ragazzi la cui identità sessuale si svela con le loro disgrazie. La morte, i viaggi, il travestirsi. Mentire. Un libro complesso con cui Matilde ed Ezra non sono d’accordo. Ne consigliamo la lettura per comprendere il dialogo.
Pubblicato il 17 novembre 2021