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Giugno  2026



20 Il senso di colpa è come l'attacco di panico: ti viene fame d'aria.
Sai e sei assolutamente consapevole che stai deludendo qualcuno e quando deludi le persone che ti stanno più vicine stai malissimo perchè ti senti immeritevole del loro amore.
Il livello di delusione è enorme, non sai come riparare e allora pensi "dai che la prossima volta andrà meglio" o "dai che ce la si fa questa volta!" in un fallimento continuo e ancora e ancora.
Io coi sensi di colpa ci convivo da quando sono nata. 
Mi sono sempre sentita sbagliata e quando mi davano amore mi chiedevo – e mi chiedo – "perchè fanno questo gratuitamente"?
In fondo non vogliono niente da me. In fondo basterebbe così poco.
Ma quel poco è la muraglia cinese da attraversare e se per caso non dipende da te generare un senso di colpa è ancora peggio perchè devi spiegare, sembra che ci siano delle preferenze di qualità e quantità.
Il senso di colpa si anfratta sulle tue vere colpe, quelle che guardi in faccia davvero. 
Sono il disturbo di questo sguardo.
Sono le interferenze.

E la psichiatra che dice che sono attraversata da interferenze come una radio rotta forse ha trovato la chiara via verso una guarigione: non avere più sensi di colpa, nessuna fame d'aria. Respirare.

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La mia vita per ora ha a che fare con i tumori. 
Due persone a me vicine di tanto.
Ora, io non so come si parla delle malattie. 
So come si parla della mia, ma dei tumori no.
Penso che non lo vorrei al posto loro: sono una egoista.
Penso che non sono in grado di gestirlo emotivamente dato che l'incontinenza di uno mi ha fatto fare pipì a letto la notte, per empatia.
Diciamo che mi basta l'empatia.
E c'è tutto un vocabolario che devi rivedere quando sei accanto a persone malate.
Devi ridurre i come stai, devi ridurre i cosa hai fatto oggi, devi ridurre i quanto ti trovo bene o male.
Devi mettere in discussione tutto.
Il concetto di vita, di morte, di sopravvivenza. Di convivenza.
Il dolore fisico, il non sentire niente.
L'ossessione nell'avere notizie, la consapevolezza che non sarai di aiuto.
Leggo la stessa frase da venti minuti sul mio libro.


5 Quando sono a casa di F. faccio i piatti. Lui cucina e io faccio i piatti. È una regola venuta naturale sin da subito. 
Tengo in ordine, non lascio le mie cose troppo in giro, anche se con la convivenza ci sono piccoli angoli dove si accumulano qualche libro... sì, libri, soprattutto.
Ho due cassetti dell'armadio, una sedia. F. mi lascia anche il mio divano preferito e abbiamo scoperto subito che non avrei dovuto rinunciare alla mia parte di letto, il lato destro. 
Mi lavo ogni giorno, mangio meglio che posso.

Poi arrivo a casa mia.
Buttata sul divano per morta, non riesco a respirare. 
L'aria piena di umidità di questa casa mi intontisce, mi disarma.
Non riesco a leggere, non riesco quasi a scrivere, non riesco a mangiare.
Bevo acqua e fumo.
Sto coi gatti che dormono per tutto il giorno.

A stento pulisco la lettiera, non cambio mai l'aria in soggiorno.
Bevo caffè.
A volte ascolto musica.

La fatica di vivere mi attanaglia, cosa che da F. non capita, non so neanche perchè.
Se dormo sola mi vengono crisi psicotiche. Se dormo sola come stanotte mi faccio la pipì addosso e questo mi fa allarmare perchè ho sempre bisogno di una figura col quale dormire. Ho il terrore di stanotte: terrore dell'insonnia, terrore che la pipì sia un fatto psichiatrico e psicosomatico.

E poi il dolore per le brutte notizie, la responsabilità, fare il meglio che si può cercando di riuscire.

Le buone notizie bilanciate col senso di morte.

Cosa posso di più da me?


5 Fumo per noia.
È una consapevolezza che ho da tanto tempo.
Il mio fumare corrisponde al grado di noia raggiunto in quel momento.
Attenzione: posso svolgere delle attività, ma la noia pervade talmente tanto la mia vita che fumo. 
E fumo per noia.

Ieri ero con i miei cugini. Il più piccolo, 8 anni, mi ha detto che sono depressa perchè la vita mi annoia. Rimasi veramente scioccata, oltre ad appurare la sensibilità di mio cugino, e al fatto che mi disse anche che la noia mi si vedeva dagli occhi.

Ora, io non so se la noia traspare dai miei occhi.
Non so neanche se mio cugino abbia ragione.
Ma se fumo due pacchetti di sigarette al giorno forse un po' c'ha indovinato.



3 Quando mi dissocio non so dove vado. Allora prendo il Diazepam così magari torno. Ma non torno. Rimango sospesa in una dimensione altra dove non so se abbia senso dire altro. 

"Chi sono e dove sono quando sono assente di me?"