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Il senso di colpa è come l'attacco di
panico: ti viene fame d'aria.
Sai e sei assolutamente consapevole che
stai deludendo qualcuno e quando deludi le persone che ti stanno più
vicine stai malissimo perchè ti senti immeritevole del loro amore.
Il livello di delusione è enorme, non
sai come riparare e allora pensi "dai che la prossima volta
andrà meglio" o "dai che ce la si fa questa volta!"
in un fallimento continuo e ancora e ancora.
Io coi sensi di colpa ci convivo da
quando sono nata.
Mi sono sempre sentita sbagliata e
quando mi davano amore mi chiedevo – e mi chiedo – "perchè
fanno questo gratuitamente"?
In fondo non vogliono niente da me. In
fondo basterebbe così poco.
Ma quel poco è la muraglia cinese da
attraversare e se per caso non dipende da te generare un senso di
colpa è ancora peggio perchè devi spiegare, sembra che ci siano
delle preferenze di qualità e quantità.
Il senso di colpa si anfratta sulle tue
vere colpe, quelle che guardi in faccia davvero.
Sono il disturbo di questo sguardo.
Sono le interferenze.
E la psichiatra che dice che sono
attraversata da interferenze come una radio rotta forse ha trovato la
chiara via verso una guarigione: non avere più sensi di colpa,
nessuna fame d'aria. Respirare.
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La mia vita per ora ha a che fare con i
tumori.
Due persone a me vicine di tanto.
Ora, io non so come si parla delle
malattie.
So come si parla della mia, ma dei
tumori no.
Penso che non lo vorrei al posto loro:
sono una egoista.
Penso che non sono in grado di gestirlo
emotivamente dato che l'incontinenza di uno mi ha fatto fare pipì a
letto la notte, per empatia.
Diciamo che mi basta l'empatia.
E c'è tutto un vocabolario che devi
rivedere quando sei accanto a persone malate.
Devi ridurre i come stai, devi ridurre
i cosa hai fatto oggi, devi ridurre i quanto ti trovo bene o male.
Devi mettere in discussione tutto.
Il concetto di vita, di morte, di
sopravvivenza. Di convivenza.
Il dolore fisico, il non sentire
niente.
L'ossessione nell'avere notizie, la
consapevolezza che non sarai di aiuto.
Leggo la stessa frase da venti minuti
sul mio libro.
5
Quando sono a casa di F. faccio i
piatti. Lui cucina e io faccio i piatti. È una regola venuta
naturale sin da subito.
Tengo in ordine, non lascio le mie cose
troppo in giro, anche se con la convivenza ci sono piccoli angoli
dove si accumulano qualche libro... sì, libri, soprattutto.
Ho due cassetti dell'armadio, una
sedia. F. mi lascia anche il mio divano preferito e abbiamo
scoperto subito che non avrei dovuto rinunciare alla mia parte di
letto, il lato destro.
Mi lavo ogni giorno, mangio meglio che
posso.
Poi arrivo a casa mia.
Buttata sul divano per morta, non
riesco a respirare.
L'aria piena di umidità di questa casa
mi intontisce, mi disarma.
Non riesco a leggere, non riesco quasi
a scrivere, non riesco a mangiare.
Bevo acqua e fumo.
Sto coi gatti che dormono per tutto il
giorno.
A stento pulisco la lettiera, non
cambio mai l'aria in soggiorno.
Bevo caffè.
A volte ascolto musica.
La fatica di vivere mi attanaglia, cosa
che da F. non capita, non so neanche perchè.
Se dormo sola mi vengono crisi
psicotiche. Se dormo sola come stanotte mi faccio la pipì addosso e
questo mi fa allarmare perchè ho sempre bisogno di una figura col
quale dormire. Ho il terrore di stanotte: terrore dell'insonnia,
terrore che la pipì sia un fatto psichiatrico e psicosomatico.
E poi il dolore per le brutte notizie,
la responsabilità, fare il meglio che si può cercando di riuscire.
Le buone notizie bilanciate col senso
di morte.
Cosa posso di più da me?
5
Fumo per noia.
È una consapevolezza che ho da tanto
tempo.
Il mio fumare corrisponde al grado di
noia raggiunto in quel momento.
Attenzione: posso svolgere delle
attività, ma la noia pervade talmente tanto la mia vita che fumo.
E fumo per noia.
Ieri ero con i miei cugini. Il più
piccolo, 8 anni, mi ha detto che sono depressa perchè la vita mi
annoia. Rimasi veramente scioccata, oltre ad appurare la sensibilità
di mio cugino, e al fatto che mi disse anche che la noia mi si vedeva
dagli occhi.
Ora, io non so se la noia traspare dai
miei occhi.
Non so neanche se mio cugino abbia
ragione.
Ma se fumo due pacchetti di sigarette
al giorno forse un po' c'ha indovinato.
3
Quando mi dissocio non so dove vado.
Allora prendo il Diazepam così magari torno. Ma non torno. Rimango
sospesa in una dimensione altra dove non so se abbia senso dire
altro.
"Chi sono e dove sono quando sono
assente di me?"