Io non voglio avere figli perché ho due gatti.
I miei gatti sono belli – o quantomeno così dico di entrambi.
Sono belli, sono carini, sono addirittura graziosi.
Per definire i miei gatti, che sono due e che sono belli, uso tutto quel vocabolario che ho sempre disprezzato nella lingua delle persone che hanno avuto gatti prima di me. Poi però finisce che i gatti te li prendi pure tu e inizi a usare anche tu parole altre rispetto a “grazioso”: parole come “agguato”, per cui “stanotte il gatto mi ha fatto un agguato” in una comprensione unanime dell’atto avvenuto stanotte.
I miei gatti sono due. Sono due femmine. Si vede pure che sono femmine perché hanno gli occhi da femmina e ti guardano birbanti e maliziose come le femmine per avere sempre qualcosa in cambio. Cose che io do sempre loro per sentirmi una brava padrona.
I miei gatti si chiamano Frilli e Lulù. Io ho scelto il nome della prima e mia madre il nome della seconda. Volevo che la seconda si chiamasse Blu ma lei – mia madre, non il gatto – ha insistito tanto che alla fine abbiamo creato nelle nostre stanze una garçonnière per bestie con due nomi da puttana.
I miei gatti si chiamano Frilli e Lulù. Sono trovatelle. Lulù molto più trovatella di Frilli, gattina viziata. Frilli dormiva incurante delle sue pulci sopra il dondolo dei miei nonni. Mangiava a scrocco, dormiva a scrocco, coccole a scrocco. È viziata e viziosa. Ha comprato il rispetto di tutti con le sue fusa e se fosse una donna sarebbe la donna che ero io a 21 anni, che andava con tanti ragazzi per avere un riscontro certo del suo fascino. Un’approvazione continua. Una risarella bugiarda continua. Una menzogna continua. Frilli come Sofia Loren che alla fine ha gli occhi tanto belli che lo convince a Mastroianni a farsi portare in una casa diversa dal bordello. Lulù invece è quella che dal bordello ci scappa da sola e tutta stracciata dorme per terra e per strada per giorni e giorni e piange ed è tanto stracciata che nessuno l’ascolta. Lulù non c’ha manco la dignità del suo miagolare. Lulù che manco miagola più ché lo sa che nessuno la prende. Lulù che c’ha tanta fame che appena sente i miei passi e vede le mie dita piene di croccantini sbuca da sotto la macchina e mi salta addosso – ti salvo io, io, salvatrice di gatti – e addosso mi ci rimane per 12 ore, invece trema e dorme sopra la cesta della biancheria per i successivi tre giorni, sfinita da tutto quel piangere, da tutta quella fame.
I miei gatti, quando si vedono la prima volta, si traumatizzano a vicenda. Frilli perde il pelo per lo stress, come se i gatti potessero davvero essere stressati – ma non è vero e io lo so – e Lulù nasconde la coda tra le zampe. Però si cercano e si aspettano per uno due e tre giorni: i tre giorni del sonno di Lulù e della trasformazione di Frilli che ora non è più la Sofia Loren della casa d’appuntamenti, ma quella che bada alla madre di Mastroianni e diventa improvvisamente adulta e gestente una casa. Frilli prende atto della sua maggiore età rispetto a questo gattino grigio dagli occhi tondi e grandi e belli e diventa un gatto adulto: le insegna dove si fa la cacca, dove si mangia, dove si beve. Le insegna che queste cose si possono graffiare, mentre queste altre cose no. Le insegna che quando sarà più grande anche lei potrà salire sul letto per dormire con me. E tutte e due, per tutto il tempo dei salti corti del micetto che non arrivano al letto, non dormono con me, ma insieme, da qualche parte, una parte dove io non ci sono mai, come se le infastidissi per averle fatte essere. Ci hai fatte essere? Bene, e allora adesso vattene. E io me ne vado. Me ne vado sempre, nel mio ruolo di madre di gatte.
Frilli però viene a prendere le coccole di nascosto e io di nascosto le dico che è diventata un gatto saggio e che lei sarà sempre la Mia gatta, anche se avrò altri cento gatti. E Lulù lo sente. Lulù lo sa. Lulù lo sa e da quando lo sa scappa. Non sta più su di me, ma scappa. Mi vede e scappa. Vede mia madre e scappa. Vede Angelo e scappa. Vede Lella e scappa. Vede Frilli e rimane. E si danno i baci e si leccano e si coccolano e si leccano e si danno i baci. E succede che è luglio che poi diventa agosto che poi diventa settembre che poi diventa ottobre e che poi diventa il 20 novembre e io dico: i vaccini? I vaccini no io a Lulù ancora mica li ho fatti fare, mica c’ho sti soldi da buttare, sti novanta euro di vaccini. Però a Frilli sì. A Frilli i vaccini migliori e il mangiare migliore: quello per il pelo, quello per non fare i grumetti in gola, quelli per la muscolatura sana, quelli per essere una piccola gattina viziata e carina. Lulù? No, Lulù mangia quello che c’è anche se è piccola, ché mica c’ho i soldi per comprare due mangimi diversi, uno per i gatti grandi e uno per i gatti piccoli. Lulù mangia quello che c’è perché Lulù lo sa che è la secondogenita e come tutti i figli è quella a cui si vuole più bene, ma ecco tieni questa è la strada e fottitela da sola senza di me che tu sei quella forte e temprata dalla vita, tu sei quella che può tutto, pure quello che non può, quella che mica c’avrai bisogno delle coccole, tu!
Frilli ogni notte dorme sotto il piumone sul mio ventre. Lulù ogni notte dorme ai miei piedi, mentre dormo io, mentre nessuno se ne accorge.
Io non voglio avere figli perché sbaglio e fallisco come madre persino coi miei due gatti.